violenta fiducia
a violenta fiducia piace:
il silenzio che precede un abbraccio, la pizza, la temperatura che supera i dodici gradi, le nuvole nelle pozzanghere d’acqua, la pigrizia, l’aereo quando prende la rincorsa prima di decollare, le prime volte, mangiare a spicchi il limone col sale, i dialetti, Catania, l’odore della benzina, sparare alle feste di paese e vedere le facce di quelli che non credono mai che una ragazza possa beccare otto lattine e due tappi, il letto, il pistacchio, Seneca, quando qualcuno l’abbraccia, le parole scritte tra parentesi, il silenzio che sta tra le parole, le scarpe rosse, i disegni in bianco e nero, la pannacotta col caramello, il momento in cui gli attori a teatro fanno l’ inchino e il pubblico sta in piedi ad applaudire, innamorarsi di qualcuno per come scrive, il mare, la goccia di pioggia gigante che striscia sul vetro, guardare sempre gli stessi cinque film, parlare da sola per strada.
a violenta fiducia non piace:
l’anice, la liquirizia, quando qualcuno si scrocchia le dita, l’approssimazione, l’ignoranza, essere toccata sotto al mento, la pigrizia, le persone arroganti, le espadrillas, le collane di nappa, i cartelloni pubblicitari con gli errori d’ortografia, il circo, le zeppe, gli estremi a ogni costo, le discoteche, i glitter, essere interrotta mentre scrive, dover scegliere cosa mangiare a pranzo, comprare i regali sempre all’ultimo minuto, impastare le polpette, il semaforo che diventa rosso quando stai per attraversare la strada, quando ti suona il bottone del jeans al metal detector, mangiare con gli sconosciuti, andare in libreria con un libro ben preciso in testa e non trovarlo.
di lei annika pensa:
che se potesse averla più vicina, geograficamente vicina, il mondo sarebbe un posto decisamente migliore. che nella foto coi costumi colorati e gli occhiali da sole e fuori un giugno che forse sarà luglio, magari agosto, lei sarà bellissima. che le sue parole sono vere e vive e belle, tridimensionali, e che hanno anche un peso e un odore, a volte pure un suono. che in una realtà parallela ideale riceverebbe una lettera d’amore al giorno, perché se la merita, e che in questa realtà sghemba e fallata non sorride abbastanza e si lascia ferire troppo facilmente. che pensa le stesse cose che pensa lei, spesso anche allo stesso momento, e che le giornate sarebbero dannatamente più corte, se potesse passarle a parlare — di tutto, di niente — con lei. che il più delle volte riesce a vederla intera, a tenerla intera, e che questo blog non potrebbe esistere senza il suo incessante, contagioso entusiasmo, senza la forza motrice del suo indiscutibile talento.
violenta fiducia sente:
*il tempo scivolare e la concentrazione mancare.
*le parole metafisiche di un sognatore involontario.
*tutte le canzoni che le passano gli amici su skype.
dov’è:
