annika
ad annika piace passare le nottate a leggere, mangiare le caldarroste, il caffelatte to go, trovarsi davanti un sorriso con le fossette, dividersi le galatine con la nipote quattrenne, l’odore di terra bagnata e benzina, addormentarsi al fianco di qualcuno che le accarezza la schiena, camminare canticchiando piano le canzoni che sta ascoltando in cuffia, il rum, mettere le parole nell’ordine giusto, chi sa mettere la parole nell’ordine giusto, pensare che magari un giorno imparerà a suonare la chitarra, non prendersi mai troppo sul serio, il giallo ocra, la cioccolata fondente, che qualcuno giochi coi suoi capelli, sottolineare i libri che legge, fare le facce buffe, definirsi parecchio indie, comprare libri e tenerne sempre almeno uno in borsa, avere della musica nuova da ascoltare, scoppiare le palline della plastica per l’imballaggio, scrivere tutto in lettere minuscole, innamorarsi, la stanchezza buona al termine di una corsa, avere una parte del nome palindroma, guardare i b-movie con drew barrimore, avere ai piedi le converse, il teroldego, quando le regalano un girasole, quando qualcuno l’abbraccia e la tiene abbracciata.
ad annika non piace accorgersi a colazione che il latte è finito, il caffè zuccherato, il suono diagonale e ruvido della lingua danese, non riuscire a tirarsi fuori le parole dalle mani, sentire una risata incastrata nella gola che non vuole uscire, avere i piedi freddi nel letto, che d’inverno le si appannino gli occhiali, la rapa rossa, la valigia che pesa sempre troppo, il rumore dei sogni che si infrangono al suolo, avere dei dubbi, lo sporco che lascia la neve quando smette d’essere magica, lasciare a metà i film, la distanza, fare casino con le prenotazioni della lavanderia condominiale, quando arriva in ritardo, trovarsi senza parole, quando winston grida “fatelo a julia!”, quando si dimentica di ricaricare la batteria dell’ipod, non saper scrivere come aimee bender, dover spiegare le battute, usare le maiuscole, accorgersi di star parlando a voce troppo alta, non capire le cose, il vino dolce, guardare foto che la ritraggono, la gente che tira i pacchi, non potersi portare in danimarca tutti i libri, la musica techno, imparare le cose a memoria, non avere il tempo o il coraggio per terminare i racconti che inizia.
di lei violenta fiducia pensa: Che possiede almeno tre talenti: quello della penna, quello dell’ascolto e quello dell’ironia (che è una cosa che la salva sempre). Che cammina così veloce che vincerebbe contro Bolt e pensa così veloce che riesce a confondersi da sola e sente così veloce che ha sempre il cuore che le esplode in bocca. Che un sacco di volte leggendola ho pensato di lei quello che penso di altri geni: “ma questo come diavolo ha fatto a venirle in mente?”. Che mi ha salvato la serata un sacco di volte. Che la prima volta che le ho detto “ti voglio bene” la conoscevo solo da cinque giorni, e dopo più un anno sono ancora convinta di non aver sbagliato. Che un altro talento che ha è di essere sempre presente e discreta, e delicata. Che è buona, proprio buona, anche con quelli che non se lo meritano poi tanto. Che è una cosa bella che mi è capitata. E che mi continua a capitare ogni giorno. Che se fossi un uomo la vorrei con me per sempre. Ma anche da donna non è che la cosa cambi tanto. Che è una che ti manca anche se non sai che esiste. Quando ti manca qualcosa, nella vita, di solito è lei. A me prima mancava e poi, per fortuna, è arrivata.
cosa sta leggendo
* joshua ferris – the unnamed (romanzo)
* massimo gramellini – ci salveranno gli ingenui (selezione di corsivi giornalistici)
* will eisner – life, in pictures (graphic novel)
* charles bukowski - santo cielo, perché porti la cravatta? (poesie)
