ho in mente una storia d’amore che, credo, entra tutta in una pagina di quaderno, non so se da sopra o da sotto o se invece s’infiltra dal retro e resta impigliata tra le righe azzurre. ho in mente una storia che inizia in inglese con lei che si lascia piangere fin dentro al sonno — dice proprio così: she cried herself into sleep, e a raccontarla in italiano vien fuori una storia diversa, s’è addormentata piangendo, col complemento di modo che dovrebbe essere di mezzo, che non dovrebbe essere affatto un complemento —, e finisce da qualche parte tra il sogno col ragno che lui non ha schiacciato, perché non l’hai schiacciato?, e il biglietto per l’aereo che partirà senza di lei.
ho in mente una storia d’amore che, credo, dura meno di una canzone, a raccontarla sta tutta dentro pochi minuti e un pentagramma, comincia piano e poi comincia a correre e a un certo punto inciampa e cade, e poi continua nel dialetto di mia madre e si comincia le ginocchia, se le scortica e non per l’ultima volta. ho in mente una storia che è una storia di inizi, che forse ha anche un finale ma temo d’averlo scordato su un treno, come il libro la macchina fotografica il cappello i guanti l’abbonamento mensile l’ombrello il motivo per cui lei non voleva innamorarsi di lui e invece, il motivo per cui lui voleva innamorarsi di lei, e invece.
ho in mente una storia e trecento parole a disposizione per tirarmela fuori dal corpo, ho in mente una storia che forse è una storia d’amore, una storia che parla di otto tovaglioli, due bici, tre mobili ikea, una lavatrice, zero albe sulla spiaggia, due balene almeno, un costume da bagno, due spazzolini da denti, un sacco di treni, un castello, qualche centinaio di baci — non sono poi così tanti — e un viaggio a stoccolma, una storia che ha dentro una storia di aimee bender e almeno un paio di libri di philip roth, tengo a mente che a guardarla da fuori probabilmente fa sorridere e a guardarla da dentro anche, prima o poi, presto, prima, per adesso ci sono due piedi e due mani e due cuori che arrancano fuori dal mese di marzo dal trenta di maggio, e a pensarci bene questa storia che ho in mente l’ha già raccontata a suo tempo un oroscopo, potrei dare la colpa alle stelle, alla carta stampata o alla fine degli anni, potrei dare la colpa alla fretta o all’urgenza o alla mancanza di luce solare.
potrei darti la colpa, credo, se fosse d’amore la storia che ho in mente.

questo pezzo è meraviglioso.
Ho in mente un sacco di complimenti, ma penso proprio di non volerne utilizzare nessuno per evitare di risultare estremamente scontato e/o ruffiano…
(grazie)